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IL PROTOCOLLO: BREVE INTRODUZIONE

Questo protocollo è nato, durante la pratica in ambulatorio per molti anni, per portare all'osservazione di chi si ritiene curioso, a tutti i kinesiologi o a tutti i terapeuti che già conoscono questo meccanismo di indagine, il fatto che è molto importante come vengono formulate le “domande mentali “ e quali regole sono riuscito a comprendere e che spero possano essere seguite:

- Usare un verbo forte non viene recepito come una domanda ma come un'affermazione, in tal modo il paziente “ripete a pappagallo”, oppure si oppone alla risposta
- Un verbo forte mette in moto il meccanismo della volontà e deve essere usato solo per correggere una dis-funzione dove si può usare la volontà come per esempio all'inizio del protocollo si vuol correggere la polarità invertita: questa risulta essere una azione terapeutica, non una domanda mentale e la deve eseguire il paziente con il suo consenso
- Il contatto fra il cervello del terapeuta e quello della persona avviene attraverso uno spazio occupato dal “campo di pensiero” di coloro che interagiscono in questo gioco, la risposta avviene probabilmente attraverso il sub-conscio, che come ho già descritto è come un “bambino”: semplice, diretto e vuol giocare.
- Se ne deduce che le “domande mentali” devono essere: semplici, dirette, istintive.
- Non è utile formulare “domande mentali” imprecise o dubbiose, in quanto si ottiene una risposta falsa positiva o falsa negativa come: vorrei sapere, mi piacerebbe guarire, mi puoi dire se, ecc...
- I verbi usati nella “ frase mentale “ non possono essere espressi con l'imperativo, oppure non possono obbligare la risposta come: dimmi ..., voglio ... ecc...
- La “ domanda mentale “ anche se formulata in modo corretto, avrà una risposta falsa positiva o falsa negativa, se è una domanda interessata o insidiosa o tendenziosa. Il subconscio dell'altro si chiuderà in difesa e non potrete sapere più niente: al bambino che è in noi e sta giocando non interessa il sesso oppure i soldi
- La “ domanda mentale “ deve riguardare solo lo stato di salute dell'individuo che si è rivolto a noi per migliorare la sua qualità della vita.
- Il muscolo o la parte del corpo usata per il “ test mentale “ diventa un effettore terminale di risposta, come uno schermo dove appaiono i due contatti mentali dei due operatori: il cervello del terapeuta ed il cervello dell'altra persona. Per poter lavorare insieme su un tale scambio di informazioni per primi come terapeuti dobbiamo essere “puliti”: servono a questo la preghiera e la meditazione continua e assidua, per riuscire a lavorare per il benessere della persona
- Disinteressati materialmente: le domande fluiranno velocemente e l'applicazione del protocollo sarà facile.
- La “ domanda mentale “ serve al terapeuta a rimanere concentrato (non pensando ai nostri problemi quotidiani) durante il test kinesiologico,
- La “domanda mentale” serve a non condizionare la risposta del paziente, non faremo così delle deduzioni personali ma sarà il corpo del paziente che dialogando con il suo cervello ci informerà attraverso il suo muscolo effettore sulle dis-funzioni “attive” “lette” dal suo organismo in quel momento,
- La “domanda mentale” serve al paziente a prendere coscienza sulla probabile origine delle sue dis-funzioni. Per questo è utile anche al terapeuta

Effettuando così la valutazione del momento, si potrà lavorare sulle dis-funzioni “attive” in quel momento somministrando una terapia (FKT, farmaci, prodotti omeopatici, ginnastiche ecc...), per 1-2 mesi, lasciando che l'organismo si adatti ad una nuova situazione, ad un nuovo equilibrio, una nuova omeostasi dinamica e si rivaluterà di nuovo iniziando da T0 (T zero) per confermare che le dis-funzioni trattate sono scomparse e ne sono affiorate delle nuove, continuando un lavoro a tappe, senza cercare il “miracolo” che risolve tutte le domande, ma rispondendo alle domande del momento, cercando di essere “piccoli” ed umili.